Per un approccio sistemico all’agroecologia

Il riconoscimento dell’approccio multi-scalare e transdisciplinare dell’agroecologia si contrappone alla tendenza alla specializzazione e alla separazione del sapere che permane negli ambiti accademici e di ricerca. Accanto alla visione globale sussistono visioni settoriali dell’agroecologia, alcune delle quali focalizzate sui processi ecologici e senza una prospettiva sociale ed economica.

Il caso dell’agricoltura biologica è rappresentativo di questa tendenza riduzionista e semplificatrice; tra le correnti di agricoltura alternativa assimilabili all’agroecologia, solo l’agricoltura biologica è soggetta a controllo e regolamentazione a livello mondiale. Il suo riconoscimento istituzionale è avvenuto nel 1972 con la nascita dell’IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Movements) e l’emanazione dei primi standard internazionali nel 1980 che includono oltre ad elementi tecnici anche aspetti etici e sociali; tuttavia la maggior parte delle normative nazionali attuate per l’agricoltura biologica regolamentano solo aspetti tecnici relativi alla produzione; si tratta nella maggior parte dei casi di sistemi di riconoscimento e certificazione di prodotti agricoli realizzati con processi che hanno sostituito input dannosi per l’ambiente e la salute umana con altri meno dannosi. Questo approccio definito input substitution è un primo passo verso la sostenibilità, ma può avere effetti controproducenti se ad esso non segue una vera propria riprogettazione del sistema (system redesign) che segua una visione più ampia e transdisciplinare. Per questo motivo, l’IFOAM auspica ad un’evoluzione del modello agricolo biologico esistente verso la fase chiamata “biologico 3.0” che include innovazioni di carattere tecnologico e istituzionale analoghe a quelle definite da una visione globale dell’agroecologia. In questo contesto accanto alla sostituzione degli input, la diversificazione dei processi produttivi assume un ruolo di primo piano, tramite rotazioni, policolture e l’integrazione tra colture e allevamento. Tale evoluzione implica inoltre un allargamento dell’attenzione alla sostenibilità delle fasi di trasformazione e distribuzione dei prodotti agroalimentari; ad esempio tramite la creazione di reti di relazioni con gli stakeholders locali per la progettazione e governace partecipata delle filiere secondo le logiche degli alternative food networks; questo comporta la riduzione dei trasporti lungo la filiera e garantisce un’equa distribuzione del valore prodotto, il ripristino del rapporto con il territorio e della relazione tra produttore e consumatore.

A livello delle organizzazioni internazionali nell’ultimo decennio è stata riconosciuta una connessione tra le diverse sfide globali; ad esempio i Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite seguono un approccio sistemico nel riunire e definire i legami tra il benessere umano, salute degli ecosistemi e i problemi economici e sociali globali. La progettazione di soluzioni che tengano conto di questa interdipendenza e complessità tuttavia è ancora agli inizi. La FAO ha inserito l’agroecologia tra gli strumenti utili al perseguimento degli obiettivi SDGs e ha stimolato l’attenzione delle istituzioni sul tema con l’organizzazione di due simposi internazionali sull’agroecologia, rispettivamente nel 2014 e nel 2018 e altri forum nazionali e regionali; tuttavia l’interesse mostrato in tali contesti rischia di presentare ancora i limiti dell’approccio riduzionistico; l’agroecologia viene facilmente ridotta ad un insieme di strumenti tecnici atti a rendere ambientalmente sostenibile la produzione e viene ignorata la necessità di riprogettare i sistemi agroalimentari tenendo conto degli aspetti economici. A seguito degli interventi della FAO, l’International Planning Committee for Food Sovereignty (IPC) composto da movimenti sociali agroecologici internazionali ha espresso il proprio dissenso e la propria preoccupazione che il termine agroecologia venga strumentalizzato, svuotato del proprio contenuto e usato per pratiche commerciali di green washing.

In questo contesto, l’Associazione Italiana Di Agroecologia vuole favorire la transizione agroecologica dei sistemi agroalimentari integrando punti di vista diversi. Attraverso la stesura di un documento di linee guida intende definire chiaramente l’argomento in modo tale da impedire appropriazioni indebite ed usi distorti del termine. L’obiettivo è anche di creare un quadro condiviso per l’agroecologia in grado di connettere figure professionali, ambiti applicativi, discipline e livelli di scala diversi e dare l’opportunità a imprese, associazioni, enti, individui che già praticano o seguono approcci o valori simili a quelli descritti di riconoscersi totalmente o in parte nell’agroecologia.

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